PAUSA VACANZIERA PER PROSSIMAMENTENEICINEMA.

Amsterdam, 21/03/2014

Cari lettori affezionati e casual di questo piccolo blog, eccovi una piccola missiva per informarvi che per un paio di settimane il blog sarà silenzioso in quanto vado in vacanza.

Non rosicate se vedete la foto sotto e non gufate mi raccomando, anzi gioite con me (dove vivo io il tempo è sempre da suicidio, quindi ogni tanto tocca partire!), fate i bravi e se tutto va bene verso il 7 /8 aprile dovrei essere nuovamente operativo (ma immagino nel frattempo sopravviverete senza problemi).

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Ciao a tutti e un abbraccione in particolare ai pochi amici che leggono il blog di tanto in tanto, arcigni!

A presto,

Emiliano

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Recensione AT MIDDLETON: Gradevole commedia romantica. Una storia d’amore raccontata con garbo e eleganza.

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U.S.A.

At Middleton

Anno: 2013

Genere: commedia, romantico

Regia: Adam Rodgers

Cast: Andy Garcia, Vera Farmiga, Taissa Farmiga, Spencer Lofranco, Nicholas Braun, Tom Skerritt, Peter Riegert

Nelle sale italiane: tutto tace

Trailer ENG

Budget e Box Office

Non si conosce il budget, e essendo il film stato distribuito in soli 20 cinema negli Usa, gli incassi non superano il costo di una BMW di media categoria.

Recensione e Trama

At Middleton racconta dell’incontro inaspettato tra due genitori, George Hartman (Andy Garcia) e Edith Martin (Vera Farmiga) che accompagnano i rispettivi figli Conrad Hartman (Spencer Lo Franco) e Audrey Martin (Taissa Farmiga, sorella di Vera, anche se qui recita appunto nella parte di sua figlia) a fare una visita al campus universitario di Middleton.

George e Edith si conosceranno inizialmente per una piccola disputa sul parcheggio, ma man mano che la presentazione guidata prosegue, scopriranno di avere molto in comune, tanto da auto silurarsi ben presto dal tour guidato, decidendo di lasciare i rispettivi figli da soli.

Proprio passeggiando per questo tranquillo e in qualche modo modesto college (se paragonato a nomi più altisonanti come Harward etc), i due iniziano a conoscersi, e con la scusa di visitare il campus avranno modo di fare esperienze piuttosto interessanti, per esempio parteciperanno a una classe di recitazione, e finiranno a farsi allegri bonghetti in camera di una coppia di collegiali.

Tornando alla classe di recitazione, prima da spettatori, giudicando la performance di due ragazzi che impersonano una coppia in crisi, non ritenendola veritiera, vengono invitati loro stessi a recitare, e lo fanno semplicemente immedesimandosi nella loro reale situazione con i rispettivi coniugi, tanto da scoppiare entrambi in lacrime, ricevendo così un’ovazione dagli alunni che credono stiano recitando.

Mentre la giornata prosegue, i due si scoprono sempre più presi l’una dall’altro, fino a comprendere che questa simpatia nata per caso potrebbe trasformarsi in qualcosa di più importante, ma entrambi sono sposati e con figli, cosa fare quindi?

Non sarò certo io a svelarvi il finale del film, sapete che questo per quanto possibile è un blog spolier – free, ma quello che posso dirvi è che il film non è mai smielato, ma per tutta la sua durata riesce a essere interessante, scavando in maniera non banale tra i rapporti di coppia, ma anche affrontando altri argomenti, non dimentichiamo che pur focalizzandosi su i due genitori, anche i figli hanno la loro parte in questa bella pellicola.

Devo ammettere che questo At Middleton mi è piaciuto molto, sempre garbato, mai sopra le righe, la prima pellicola di Adam Rodgers sa saggiamente combinare diversi elementi, sicché troverete humour, ironia, ma anche malinconia in un film che tra l’altro vanta ottimi attori.

Consigliato per tutti, ma teoricamente le donzelle dovrebbero apprezzarlo di più.

VOTO: 712

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Recensione HAUNT: Horror sui generis con qualche spavento e svariati scopiazzamenti.

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U.S.A.

Haunt

Anno: 2013

Genere: horror, mistero

Regia: Mac Carter

Cast: Jacki Weaver, Liana Liberato, Harrison Gilbertson

Nelle sale italiane: come di consueto non si sa ancora nulla

Trailer ENG

Budget e Box Office

Non si hanno notizie né sul budget tanto meno sugli incassi.

Recensione e Trama

Di primo acchitto, vedendo i minuti iniziali di questo ennesimo film horror, avevo addirittura pensato, o mio dio, questo fa paura, meglio che lo guardi quando non è buio sennò me la faccio sotto…

Sarete lieti di sapere che mi sbagliavo anche questa volta…

Tanto per la cronaca, (e tanto per cambiare…), Haunt racconta di una casa maledetta e/o infestata di fantasmi birboni e malandrini, casa che come sempre si trova immersa in un poco rassicurante bosco, i pavimenti scricchiolano, e poco alla volta, la presa a male dei nuovi inquilini crescerà in maniera esponenziale a causa di strani eventi di cui saranno involontari testimoni.

Ovviamente anni prima la casa aveva ospitato un multiplo omicidio, dal quale chiaramente la maledizione risale, e le vittime di tale violenza se ne vanno ora a spasso infastidendo la famigliola (ex) felice appena insediatasi nella nuova dimora.

I protagonisti sono due ragazzini, che pare preferiscono contattare fantasmi invece di copulare allegramente tra di loro, e lasciatemelo dire, proprio per questo, avranno quello che si meritano, in quanto, lo sapete bene, chi si fa gli affari suoi campa fino a 100 anni.

Al contrario la sexy quanto strana Sam (Liana Liberato), già vista in The Expatriate (o Erase, decidete voi il titolo, il film è uno solo), fa amicizia con Evan (Harrison Gilbertson), al quale, appena conosciuto, rivela che la casa in cui lui si è appena trasferito è maledetta, rivelazione che il giovane prende con spirito, non sapendo quanto le parole della fanciulla siano vere.

La bella e misteriosa Sam mostrerà a Evan una strano strumento che permette di parlare con i morti, e non appena i due cominceranno a comunicare con l’aldilà, beh, potete immaginare che le cose prenderanno una brutta piega.

Per il resto che dirvi?

Uguale a altre 5477 pellicole horror, Haunt scopiazza a più non posso, a volte in maniera indecorosa, come per esempio nei titoli di coda dove copiano esattamente quelli di Insidious (musica inclusa), ma anche in molti altri particolari, di certo non è l’originalità che contraddistingue questo film.

Ma voi vi chiederete, Haunt fa paura o no?

Direi ni, nel senso che c’è qualche momento in cui grazie alle varie apparizioni improvvise veniamo presi di sorpresa, ma in generale nulla di sconvolgente, anzi, ai più non farà né caldo né freddo, specie a quelli che come me, di film del genere ne hanno visti tanti, anzi troppi.

In sintesi, se avete tempo e se vi piace il genere, dategli un’occhiata, altrimenti anche ignorandolo non succederà nulla di male.

VOTO: 5

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Recensione FOTTI LA NOTIZIA (Anchorman 2: The Legend Continues): Assurdo e spesso offensivo, ma anche davvero esilarante! Buon sequel.

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U.S.A.

Fotti La Notizia (Anchorman 2: The Legend Continues)

Anno: 2013

Genere: commedia

Regia: Adam Mckay

Cast: Will Ferrell, Steve Carell, Paul Rudd, Christina Applegate, David Koechner, Harrison Ford

Nelle sale italiane: 26 giugno

Trailer ENG

Budget e Box Office

Costato 50 ML di $, ne ha incassati 172.

Recensione e Trama

Ammetto di non aver visto il primo capitolo di Anchorman – La Leggenda di Ron Burgundy (ma ho rimediato e devo dire che a me è paicuto molto di più questo secondo sequel), addirittura sulle prime pensavo fosse uno di quei film sul giornalismo dove tra intrighi e rivalità si lotta uno contro l’altro, ma mi sbagliavo davvero di grosso, e dopo un’occhiata al cast è stato tutto chiaro.

In questo secondo capitolo, il mitico Ron Burgundy viene licenziato a favore della moglie, dovendo lasciare così la vita piacevole in quel di San Diego (non prima di aver lavorato in un delfinario dove insulta i delfini e viene odiato da tutti, bambini compresi), ma dopo un breve periodo di disperazione viene contattato per prendere parte al progetto di una nuova emittente, con il target di iniziare a trasmettere news 24 ore al giorno, il tutto con sede a New York.

L’idea, visti i tempi, sembra folle, per di più a Ron e ai suoi fedeli compagni verrà affidato il palinsesto notturno, ma questo uomo folle e sconsiderato, a tratti demente, riuscirà a sorprendere tutti, grazie anche al supporto dei suoi compari che se possibile sono ancora più svitati di lui.

Questo è solo l’inizio, ne succederanno di cotte e di crude, con Ron che arriverà addirittura a nutrire un cucciolo di squalo bianco con il biberon, e tante avventure dovrà affrontare quest’uomo per riacquistare la stima perduta e convincere i suoi detrattori della sua indiscutibile grandezza, con tanto di colpo di scena nel finale ben difficile da prevedere.

Tralasciando il resto della trama, che pur non trattandosi di un thriller preferisco non rilevare, spendiamo ora qualche parola sul film in sé.

Fotti La Notizia (Anchorman 2: The Legend Continues) mi ha semplicemente fatto ammazzare di risate praticamente dall’inizio alla fine, con un umorismo grossolano, scemo, assurdo, che potrebbe quindi non essere adatto ai più, ma che ripeto almeno nel mio caso ha funzionato eccome (e come al solito vedendo il film in lingua originale la comicità rende anche di più).

Ci sono voluti circa 9 anni perché riuscissero a produrre un sequel, e nonostante le tante reviews negative che ho visto in giro, con le quali sono in totale disaccordo, se vi piace questo genere di comicità, e apprezzate attori come Will Ferrell e Paul Ruud, dovreste assolutamente dare una chance a questo film che mi ha fatto davvero ridere a crepapelle.

VOTO: 7

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Recensione DELIVERY MAN: Vince Vaughn in una commedia “feel good” con qualche risata e sopratutto Cobie Smulders.

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U.S.A.

Delivery Man

Anno: 2013

Genere: commedia, dramma

Regia: Ken Scott

Cast: Vince Vaughn, David Wozniak, Cobie Smulders

Nelle sale italiane: nessuna data al momento

Trailer ENG

Budget e Box Office

Costato 26 ML di $ ne ha incassati ben 51.

Recensione e Trama

David (Vince Vaughn) è un uomo simpatico e al quale tutti vogliono bene ma poco serio e sul quale non si può fare affidamento, tanto che quando la sua compagna Emma (la bellissima Cobie Smulders di How I Met Your Mother ), gli dice che è incinta, lo informa anche che ha deciso di crescere il bambino da sola non potendosi fidare appieno di lui.

David, che di professione consegna carne con un furgoncino, scopre però che la clinica del seme alla quale si era rivolto 20 anni prima, ha fatto grande uso del suo seme, tanto che si ritrova ad essere virtualmente padre di ben 533 bambini, di cui 142 decidono di fare causa alla clinica chiedendo che sia rivelata l’identità del donatore, conosciuto con il nome in codice di Starbuck.

A questo punto il buon David, pungolato nel suo orgoglio, riesce ad ottenere la lista dei ragazzi che vorrebbero scoprire l’identità del donatore, e in totale segretezza, cerca di entrare in contatto con alcuni di loro, con la speranza di poterli aiutare come un qualsiasi buon padre farebbe con i suoi figli.

Lo vedremo allora frequentare la piscina perché uno dei “suoi” ragazzi fa l’istruttore di nuoto, supportare un altro che suona nel parco, e sostituire al bancone del bar dove lavora l’ennesimo figlio che vorrebbe assentarsi per un provino per una parte come attore, cosa che non potrebbe fare se non ci fosse il buon samaritano a offrirsi come suo sostituto, spuntando dal nulla.

Il film è in pratica tutto qui, ci sono naturalmente altri piccoli eventi verso il finale che porteranno David a dover scegliere se restare anonimo o rivelare la sua identità con i ragazzi, con i quali nel frattempo, si è creato anche un rapporto di affetto e amicizia.

Nel complesso il film non è malaccio, e ci sono anche un paio di occasioni nelle quali mi sono fatto due risate, ma se dovessi dirvi che è un bel film e che dovete vedervelo assolutamente, sarei folle.

Delivery Man è una pellicola innocua, ma che in alcune occasioni tende troppo verso il genere strappalacrime, se è questo il tipo di film che volete vedere, fatevi avanti, altrimenti pur con tutta la simpatia per Vaughn, meglio evitare, o noleggiarlo in dvd o ancora quando sarà disponibile nei cestoni dell’Autogrill a 1,50 euro.

O forse, l’unica altra ragione per vedere questo film è Cobie Smulders.

Non esiste donna nel mondo dello spettacolo che mi piaccia di più, persino la mitica Amber Heard al confronto è una piccola cacca di piccione sbiadita, e se avete anche voi visto How I Met Your Mother (che però in italiano è semplicemente ridicolo e non fa ridere), allora saprete che oltre a essere bella è anche simpatica.

A me piace un casino, se un giorno la incontro, le dò una botta in testa e la sequestro per un paio di giorni minimo.

Eccola:

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Il voto qui sotto ovviamente si riferisce al film, mentre Cobie merita un 13, in una scala da 1 a 10.

VOTO: 512

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Recensione BLOOD SHED: La locandina è la cosa più bella di questo film, e anche l’unica.

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U.S.A.

Blood Shed

Anno: 2014

Genere: horror

Regia: Patrick Hasson

Cast: Juan Carlos Saizarbitoria. With Vida Guerra, Bai Ling, Jillisa Lynn, Bree Essrig

Nelle sale italiane: Uscito il 4 marzo in Usa, potrebbe arrivare da noi in 2 anni, come anche mai, insomma tutto è possibile

Trailer ENG

Box Office

Non si sa ancora nulla.

Recensione e Trama

Rilevo divertito che l’unico commento finora presente sull’Imdb sostiene che la copertina sia la cosa peggiore del film (secondo lui questo è un bel film, ma dovete sapere che i primi commenti sono sempre finti e fatti da amici etc per far alzare il voto medio), ma come vedete nel titolo io non la penso esattamente così.

Ripensandoci però, anche la locandina fa cagare e se devo dirla tutta il film è una boiata clamorosa, questo è il mio parere.

Blood Shed inizia con una introduzione che ci informa che nel 2014 gli homeless a Los Angeles raggiungeranno la quota di 100 mila, e dove vivono e si nascondono tutte queste persone?

Non potendosi permettere una casa “squottano” in qualche modo dei depositi magazzino, di quelli che ci sono un pò ovunque, a di container a pagamento, e si nascondono qui durante la notte, cercando di non farsi beccare dal guardiano.

L’idea “geniale” degli autori è che in questi depositi, oltre ai barboni, la notte arriva anche una specie di vampiro o zombie, non ho ben capito, ma si tratta di una bella ragazzotta, e quando non è mostro, come vediamo in alcune scene, lo spettatore può ammirare anche le sue belle tette, altro raro momento interessante nel film.

A inizio visione il voto medio che avevo in testa era il 6 (si parte sempre col 6, no?), ma dopo pochi minuti, avendo visto che gli attori recitavano come cani (e non voglio offendere i miei amici a 4 zampe) ero già sceso a 5, andando avanti con al visione la mancanza di momenti interessanti, di dialoghi degni di questo nome, e il fatto che il film non fa mai paura, mi ha portato al voto finale, complice la noia pura che nel frattempo aveva preso il sopravvento.

Tempo buttato, film da evitare senza dubbio, e se lo trovate bello fossi in voi mi preoccuperei.

VOTO: 312

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Recensione LA GRANDE BELLEZZA: Sorrentino continua a prediligere l’estetica al contenuto, in un film comunque ben riuscito ma lungi dall’essere un capolavoro.

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Bandiera Italia

La Grande Bellezza

Anno: 2013

Genere: commedia, dramma

Regia: Paolo Sorrentino

Cast: Toni Servillo, Sabrina Ferilli, Carlo Verdone, Carlo Buccirosso, Iaia Forte

Nelle sale italiane: come tutti ben saprete, ormai l’hanno persino trasmesso in tv

Budget e Box Office

Costato circa 10 ML di $, il film ne ha già incassati il doppio, e visto l’effetto Oscar è facile prevedere che questi numeri continuino a crescere.

Recensione e Trama

Non volevo neanche farla la recensione de La Grande Bellezza, ma avendo il film vinto la tanto agognata e sognata statuetta d’oro, come avrei potuto evitare di aggiungere altre parole ai fiumi già spesi da parte di tutti?

Devo ammetterlo, a me questo ultimo film del regista napoletano è piaciuto, e da romano de Roma quale sono, pur avendo lasciato la capitale proprio quando la vera decadenza stava prendendo piede, devo dire che credo il film renda giustizia alla bellezza della città, di cui vediamo angoli non sempre scontati, e che anzi i più forse neanche conosceranno, e includo anche i romani.

In qualche modo potrebbe essere visto come la risposta italica a quel film orribile, indecente, che Woody Allen dedicò a Roma capoccia un paio di anni fa.

L’ultima creatura di Sorrentino è un film certamente affascinante a livello visivo, d’altronde il regista partenopeo non lo scopriamo oggi, è uno dei migliori in Italia, ma se proprio gli si deve criticare qualcosa (oltre alla dedica nei confronti di quel tossico cocainomane ladrone di Maradona, che si sarebbe potuto risparmiare, ma sapete, de gustibus…), allora mi permetterei di far notare che ultimamente, rispetto ai film degli inizi, mi pare stia troppo prediligendo l’estetica rispetto al contenuto, essendo a livello di trama i suoi film più recenti abbastanza scarni.

Ognuno ha i suoi gusti, ci mancherebbe, ma se spettasse a me, pur se non contemplato in quanto girato in lingua inglese, il film che avrebbe meritato l’Oscar e non solo, è certamente La Migliore Offerta di Tornatore, un film a mio parere perfetto, bellissimo, intrigante, mai noioso, intelligente, un vero capolavoro.

Tornando a La Grande Bellezza, seppur in molti tristemente non se ne siano accorti, e lo celebrino come la resurrezione del cinema italiano, se non addirittura di tutta l’Italia, la pellicola di Sorrentino racconta proprio di quest’Italia ridicola, gradassa, magnacciona, vacua, e sopratutto tristissima, presentando personaggi che non hanno niente di positivo, e che si cullano nel dolce nulla della loro esistenza patinata, come il personaggio di Jep fa più volte notare con aforismi colti e non.

Interessante anche come nel film di Sorrentino appaia una Roma tranquilla, dove il traffico non esiste, e dove i tristi coatti, i bori come li chiamiamo noi a Roma, sembrano non esistere, quando invece la dura e triste realtà è che sono proprio loro i signori incontrastati di questa città, essendo ormai la stra gran maggioranza del tessuto sociale della megalopoli, che poi però, alla fine dei conti, rimane un grande paesone.

La scelta del regista di concentrarsi su una piccola élite che certamente esiste, ma che ai più è sconosciuta, non va criticata, ma di certo converrete con me che la vera Roma è ben altra cosa da quella descritta da Sorrentino (ma tale discorso si potrebbe applicare anche a Sofia Coppola, insomma ognuno descrive l’ambiente che conosce meglio).

Non fraintendetemi, anche per me si tratta di un film validissimo, oltretutto i dialoghi sono molto belli e interessanti, e come tutti hanno scritto, pur strizzando l’occhio al cinema felliniano in più di un’occasione, Sorrentino non esagera, e pur presentando momenti onirici vari, il film è comunque fruibile anche per un pubblico non colto.

La Grande Bellezza è quindi un film senza dubbio da vedere, e dobbiamo gioire che ci siano registi come Sorrentino, anche se ringraziando Iddio non è l’unico nel panorama italiano, ma allo stesso tempo, ed è un mio parere personalissimo, trovo che film come Le Conseguenze dell’Amore siano stati però superiori a tuttotondo e non mi dispiacerebbe affatto vedere il regista napoletano ritornare sui suoi passi, regalandoci magari nel futuro qualcosa che oltre alla caratterizzazione dei personaggi e alla sua usuale maestria nella regia, sia supportato da storie originali di un certo livello.

VOTO: 8

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