Recensione PARANORMAL ACTIVITY 3: Prequel inferiore rispetto ai primi due capitoli ma capace di offrire momenti di suspence

Paranormal Activity 3

Anno: 2011

Genere: horror

Regia: Henry Joost, Ariel Schulman

Cast: Chloe Csengery, Jessica Tyler Brown and Christopher Nicholas Smith

Nelle sale italiane: 21 ottobre 2011

Trailer ITA

Web ENG

Web ITA

Budget e Botteghino

Paranormal Activity 3 ha esordito quasi in tutto il mondo il 21 ottobre.

In Usa il weekend di debutto è stato davvero trionfante, con un incasso pari a circa 52 ML di $.

A fronte di un budget di circa 5 ML di $, Paranormal Activity, grazie anche al clamore dei film precedenti, si avvia così a essere un’ottimo successo commerciale, avendo già raccimulato in soli 10 giorni una cifra vicina ai 107 ML di $.

Recensione e Trama

PA3 fa un passo indietro a livello cronologico e racconta, in forma potremmo dire di prequel, i primi incontri con  le presenze paranormali da parte delle due sorelle protagoniste dei primi due film.

La storia si svolge così nell’(ormai) lontano 1988, quando le piccole sorelle Katie e Kristie, all’epoca ancora bambine, si trovano per la prima volta a contatto con questa entità malefica che di qui in poi le perseguiterà per tutta la loro esistenza, come abbiamo ovviamente appreso dalle precedenti due pellicole.

PA3, così come i suoi più validi predecessori, inizia lentamente e senza in principio darci grandi motivi di apprensione, sviluppando durante la durata del film una certa suspence che potremmo definire uno dei punti forti del film, che come sempre, culmina in un finale dove le manifestazioni di forze malefiche si fanno sempre più frequenti.

Scopriamo allora che una delle due bambine è in grado di vedere e comunicare con una presenza invisibile, dal nome di Toby, cosa alla quale ovviamente in un primo momento non viene dato il giusto peso, ma che poco a poco, con il degenare della situazione e la sempre maggiore presenza di strani fenomeni, suggerisce al papà di montare in giro per la casa telecamere a circuito chiuso.

Questo elemento, seppur facilmente trascurabile ai fini della trama, mi ha comunque lasciato un pò perplesso, nel senso che probabilmente un tale uso di telecamere sia fisse che mobili, può essere verosimile ai giorni nostri ma mi è sembrato un pò forzato negli anni 80, dove probabilmente neanche un giapponese sarebbe stato capace di allestire qualcosa di simile, ma questo film d’altronde certo non brilla per originalità.

Per il resto ritroviamo gli stessi elementi che hanno contribuito a farci impallidire nei primi due film, gli stessi suoni e rumori che precedono poi le apparizioni, capaci anche in questo caso di spaventarci in diverse occasioni, o comunque di mantenere alta l’attenzione per tutta la durata della pellicola.

Detto questo, sono però rimasto abbastanza deluso da questo ultimo capitolo, che ho trovato abbastanza inferiore ai primi due sia per le trovate che per la capacità di spaventare.

Apparantemente il film non si differenzia in alcun modo dai suoi fortunati predecessori, e quindi essendo rimasto piacevolmente impressionato le prime due volte  anche questo ultimo capitolo dovrebbe offrire la stessa esperienza, ma forse il ripetere la stessa formula ad oltranza dopo un pò stanca e diventa limitante, almeno questo è l’effetto che ha avuto su di me.

Se avete visto i primi due film e vi sono piaciuti è normale che vogliate vedere anche quest’ultimo, che ripeto, pur non raggiungendo a mio modesto parere l’efficacia dei primi due, riesce comunque a spaventare il pubblico, e a offrire la giusta suspence per tutta la sua durata.

Un consiglio però, tenete le vostre aspettative basse, ho letto quasi ovunque di gente entusiasta che descrive PA 3 come addirittura il film più spaventoso dei tre, il che decisamente non corrisponde alla verità, ciò nonostante posso comunque garantire che non vi annoierete.

VOTO:

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