Recensione ATLAS SOUND – Parallax: Bradford Cox colpisce ancora, novello Giacomo Leopardi.

Atlas Sound – Parallax

Etichetta: 4AD

Tracklist:

01. The Shakes
02. Amplifiers
03. Te Amo
04. Parallax
05. Modern Aquatic Nightsongs
06. Mona Lisa
07. Praying Man
08. Doldrums
09. My Angel Is Broken
10. Terra Incognita
11. Flagstaff
12. Nightworks Cox

Recensione

E’ sempre lui la mente attorno a cui tutto ruota, il vero ispiratore, la fonte di tanta creatività.

Parliamo di Bradford Cox, cantante e punto di riferimento dei Deerhunter, ma capace di grande ispirazione anche nei suoi progetti solisti.

Cox è uno degli uomini più brutti che abbia mai visto, fatto peraltro dovuto alla sindrome di Marfan, malattia che lo colpì alla nascita e di cui tutt’ora, nel fisico troppo allampanato, porta i segni.

E’ da qui che dobbiamo partire per capire un uomo, che, all’età di 10 anni, iniziò a manifestare i primi segni della terribile sindrome, iniziando così ad apparire strano agli occhi della gente, e dopo il divorzio dei genitori, si trovò per giunta da solo, senza amici (… e viene subito in mente il “where did my friends go?” dell’ultimo brano di Halcyon Digest), allorchè “si concentrò totalmente sul modo in cui la musica potesse suonare nostalgica o malinconica” (da wikipedia).

La verità è semplice quanto dura: Bradford Cox è il Giacomo Leopardi del nostro tempo, e proprio come lo scrittore di Recanati, pur soffrendo una vita infelice, riesce però a convogliare tutto ciò in opere d’arte di grande valore, così come il famoso poeta pessimista.

In questo come anche nei suoi lavori con i Deerhunter, la voce di Cox si trascina raccontandoci di aspettative disattese, solitudine, spesso appena sussurrando una via d’uscita verso la felicità, che è comunque presente.

Parallax al contrario di quanto uno potrebbe però aspettarsi, non è un disco triste.

A tratti forse malinconico, ma anche piacevole fin dai primo ascolto e mai banale, con il suo ritmo pacioso, le sue chitarre sempre adeguate, mai sopra le righe, un buon contributo di canzoni accompgnate da piano o tastiere, Parallax declina sonorità che non sono affatto lontane da quelle dei Deerhunter, pur rimanendo dissimili, e che in qualche canzone si estremizzano fino a raggiungere ritmi veramente blandi, forse a volte troppo, aggiungo io.

Quest’ultimo disco di Bradford Cox non offre certo i pezzi ideali per caricarsi di energia e saltare per casa, nonostante canzoni come Lightworks, Mona Lisa e per esempio la stessa Parallax ci mettono in un umore allegrotto (ma ce ne sono anche altre) con il loro ritmo gigione e gli effetti sonori  che scorrono nel background, nonostante Cox canti “ Your pain is probably equal”.

A volte forse è possibile crogiolarsi anche nella solitudine e nel rimpianto, di certo ne è convinto il cantante dei Deerhunter, e con questo disco che presenta influenze delle più varie, anche del recente passato, il nostro Bradford riesce comunque a confermare la sua fama di genio e a farsi ispirare da questi sentimenti crepuscolari in maniera superba come solo pochi sono capaci di fare.

VOTO:

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Entertainment, LA MIGLIORE MUSICA INDIE e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Recensione ATLAS SOUND – Parallax: Bradford Cox colpisce ancora, novello Giacomo Leopardi.

  1. Pingback: Recensione DEERHUNTER – MONOMANIA: Un buon disco low -fi ben diverso da Halcyon Digest, ma a mio parere anche inferiore. | prossimamenteneicinema

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...