Recensione THIS MUST BE THE PLACE: Film esteticamente molto bello ma che non riesce a coinvolgere

This must be the place

Anno: 2011

Genere: commedia, dramma

Regia: Paolo Sorrentino

Cast: Sean Pean, Frances McDormand, Judd Hirsch, Eve Hewson

Trailer ITA

Nelle sale italiane: 14 ottobre

Budget e Botteghino

This must be the place è stato per ora distribuito principalmente in Italia, dove gli incassi totali hanno raggiunto una cifra vicina ai 6 ML di Euro.

Il budget di produzione è invece stato di circa 25 ML di Euro.

Trama e Recensione 

Quando vidi per la prima Le conseguenze dell’amore rimasi folgorato, e da allora ho sempre portato su un palmo di mano il regista di origini napoletane, considerandolo il miglior esponente del nostro cinema.

Vedendo This must be the place è subito evidente come non si tratti di un film di un regista qualunque, la fotografia è molto bella, e le inquadrature impeccabili, insomma, a buon intenditore poche parole, durante la visione è evidente che dietro alla macchina da presa non ci sia un regista a caso, ma appunto di Paolo Sorrentino.

La storia (scritta a 4 mani con Umberto Contarello) è la seguente: un cantante di successo ormai ritirato dalla scene da molti anni, che conduce una vita priva di emozioni e abitudinaria, riceve la telefonata da parte del padre che vive in Usa, con il quale non ha rapporti da 30 anni, e che gli comunica che, essendo ormai sul punto di morire, avrebbe piacere di rivederlo per un ultima volta.

Cheyenne, questo il nome della ex rockstar con la parvenza del cantante dei Cure Robert Smith, interpretato da Sean Pean, partirà da solo per l’America, per un viaggio on the road, che iniziato per vedere il padre, lo porterà in giro per gli States cercando di esaudire l’ultimo desiderio del genitore, che da sempre aveva cercato il suo carceriere durante la seconda guerra mondiale, senza però essere ancora riuscito a scovarlo.

Cheyenne decide allora di farsi carico di questo fardello e inizia a cercare l’ormai ultra ottantenne criminale nazista, con la promessa di vendicare il padre.

Questo viaggio sarà anche introspettivo e personale, e aiuterà il viziato e annoiato cantante a cambiare la propria prospettiva delle cose, diventando alla fine una persona diversa da quella che inizialmente aveva intrapreso il viaggio.

A leggerlo così potrebbe sembrare un film bellissimo, la storia pur senza essere davvero originalissima è comunque interessante, in più alla regia abbiamo Sorrentino, la colonna sonora firmata dai Talking Heads (il cui cantante David Byrne compare anche nel film interpretando se stesso), le musiche sono molto belle, Sean Pean nella parte dell’attore principale, insomma un potenziale capolavoro.

Il problema è che tutto si ferma appunto alle possibilità.

Non fraintendetemi, Sean Pean è come sempre molto bravo, il suo personaggio dispensa qua e là piccole perle di saggezza e qualche battuta capace di farci sorridere, ma, secondo me, i veri punti forti del film, che a livello visivo è davvero impressionante, sono la fotografia e le sagaci inquadrature di Sorrentino, con alcuni momenti che, chiamatemi pazzo se volete, mi hanno ricordato addirittura Fellini.

Detto questo, This must be the place non mi ha però affatto entusiasmato, l’ho trovato una pellicola senza cuore, fredda, certamente esteticamente molto bella, ma che nonostante i pregi visivi e la maestria di Sorrentino non riesce a cogliere davvero nel segno.

Infine ho trovato se non altro banale la conclusione del film, o meglio il modo in cui il personaggio di Cheyenne “matura” (seppur non sono affatto d’accordo nel definire questo percorso come una maturazione, ma tant’è).

Nel complesso un film comunque pregevole, che nel triste panorama italiano certo spicca per classe, ma che allo stesso tempo non riesce, almeno a mio parere, a coinvolgere lo spettatore come dovrebbe,  limitandosi in un esercizio di stile fine a se stesso, come se il  buon Sorrentino avesse voluto in primo luogo compiacere se stesso, più che realizzare un bel film.

VOTO:

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