Recensione DIRTY PROJECTORS – SWING LO MAGELLAN: Un nuovo capolavoro da parte di quel genio di Dave Longstreth.

Dirty Projectors – Swing Lo Magellan

Etichetta: Domino; 2012

Tracklist:

1. Offspring Are Blank
2. About To Die
3. Gun Has No Trigger
4. Swing Lo Magellan
5. Just From Chevron
6. Dance For You
7. Maybe That Was It
8. Impregnable Question
9. See What She Seeing
10. The Socialites
11. Unto Caesar
12. Irresponsible Tune

Recensione

E’ sempre un miscuglio di emozioni differenti che mi coinvolge quando esce un disco di una delle mie band preferite, e quando si tratta dei Dirty Projectors, il cui Bitte Orca ho letteralmente macinato, questi sensazioni si fanno ancora più forti.

Ho scoperto questa mattina, quasi per caso, che era uscito un loro nuovo disco, grazie anche al mio amico Gianluigi, ormai residente a Londra, che mi ha avvisato di un loro show on line per questa sera.

Non ho potuto resistere e ho dovuto ascoltare immediatamente il disco, e al momento le prime impressioni sono molto positive anche se fin da subito si riconoscono influenze estranee a quel che poteva essere il sound di questa band per i lavori più recenti, ma non è detto che si tratti di un aspetto negativo, anzi.

Ora sto ascoltando la canzone che dà il titolo al disco, ed è così bella e allo stesso tempo semplice che quasi mi viene da piangere, seppur eviterò per questa volta.

Non a tutti piacerà questo disco anche perchè non tutti hanno purtroppo la sensibilità (o la pazienza) per poterlo apprezzare (o per apprezzare i Dirty Projectors a prescindere), ma se conoscete questo gruppo avete già capito di cosa stiamo parlando e tenete conto che a differenza di altri lavori di questa incredibile band, Swing Lo Magellan si apprezza fin dal primo ascolto.

In questo nuovo lavoro le melodie prevalgono sugli arrangiamenti, il tutto è caratterizzato da un approccio quasi minimalista, ma non per questo meno ricco o d’effetto.

Un’occasione d’oro, per coloro che ancora non li conoscono, per avvicinarsi alla loro musica e al genio indiscusso del loro leader, Dave Longstreth, che ha voluto forse raggiungere un pubblico più vasto senza però compromettere l’integrità della sua musica.

In questo disco, azzardo, sento influenze diverse, classiche, ma anche chitarre dal suono pieno che mi ricordano in diversi riffs i lavori dei Racounters per citare un nome, ma si potrebbero citare molti altri nomi, ho letto addirittura di Frank Zappa.

Chiusosi per quasi un anno a registrare nuovi pezzi, dopo averne partorito più di 40, la selezione ha poi portato a queste 12 gemme, che offrono anche momenti di soul puro e classico, come di un rock difficile da descrivere, intimo in alcuni momenti, ma al contempo capace di stordire per la potenza e la bellezza che il disco esprime.

Io amo i Dirty Projectors, sono di parte, ma loro sono un gruppone a prescindere e questo album non fa eccezione.

Cercate di differenziarvi, di aprirvi, non c’e’ solo quell'(ormai) acidone antipatico di Vasco Rossi, o quella decrepita di Madonna, si fotta Emma e quei coglioni di Amici con le sopracciglia depilate, allargate i vostri orizzonti, cambiare è possibile.

Se continuerete ad ascoltare i soliti dementi che popolano le radio italiane, quelle canzoncine scritte al computer prive di ogni originalità e decenza, la nostra Italia non cambierà mai, rimanendo il luogo morente e stantìo che è ormai diventato.

E’ anche migliorando noi stessi che miglioriamo il posto dove viviamo, e se continuerete ad uniformarvi alla triste massa, ad andare in giro ascoltando Albachiara in macchina, a meno che non abbiate 12 anni (e quindi tra l’altro non potreste guidare…), vi prego di capire che non siete delle belle persone.

C’e’ altro in giro, e c’e’ di meglio, sempre, basta cercare.

Non abbiate paura di avventurarvi in terre sconosciute, potreste finalmente scoprire la luce, dopo una vita passata nell’oscurità.

VOTO: 

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