Recensione YOU CAN’T KILL STEPHEN KING: Commedia – horror low budget con una trama originale (e poco altro).

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U.S.A.

You Can’t Kill Stephen King

Anno: 2012

Genere: commedia, horror

Regia: Ronnie Khalil

Cast: Monroe Mann, Jorge Valdés-Iga. With Monroe Mann, Ronnie Khalil, Crystal Arnette, Kayle Blogna

Nelle sale italiane: credo giustamente mai

Trailer ENG

Budget e Box Office

Non ci ho neanche provato a cercare budget e incassi… sarebbe stata comunque una missione fallimentare.

Recensione e Trama

Dicevo poco fa, nella recensione di The Conjuring, che i veri horror, quelli per lo meno che a me piacciono di più, sono caratterizzati da fantasmi e strane creature della notte, piuttosto che quelle pellicole, tutte simili tra di loro, in cui un gruppo di giovani si reca in qualche posto desolato nella campagna Usa, e lì poco alla volta muoiono tra indicibili torture e sofferenze.

You Can’t Kill Stephen King si colloca invece in questa seconda e più infima categoria, con il piccolo plus però, oltre a quello di voler coniugare horror e commedia, di una trama abbastanza originale e della mancanza di violenza e torture inutili, che ne fanno una pellicola fruibile praticamente per tutti.

Il film inizia con un simpatico “ispirato a eventi realmente accaduti”, per poi correggersi quasi subito con un “più o meno…”, deridendo giustamente l’orda sempre più cospicua di film horror che vorrebbero essere ispirati a storie vere.

L’altra particolarità della pellicola, è che racconta di un gruppo di ragazzi, accompagnati come tradizione da belle gnocche, che vanno nel Maine, alla ricerca della casa di Stephen King, il maestro dell’horror che tutti conosciamo (almeno credo), capace di sfornare più libri di 1000 pagine in un anno, tanto che alcuni vociferano che abbia un gruppo di schiavi cinesi nascosti sotto casa che lo aiutano a scrivere.

Non è di questo che tratta il film, ma con qualche riferimento che riesce anche a farci sorridere in alcune occasioni, come da copione, vedremo i nostri giovani protagonisti morire uno dopo l’altro, con la polizia locale che non sembra essere molto interessata, e con un’atmosfera generale di totale quiete, esageratamente surreale, tanto che più volte i ragazzi vengono rimproverati perché fanno troppo rumore, e nelle prime scene vedremo anche un bambino che fa cadere un bicchiere in un ristorante che viene quasi fulminato da una cameriera che pare voler nascondere qualcosa di inquietante…

Per chi si aspettasse topless e tette finte o meno, sappiate che se è questa l’unica ragione a spingervi alla visione, che vi conviene lasciar stare, in quanto non si va oltre qualche decoltè.

Senza darvi illusioni inutili, il film in sé non è un granché, anzi, ma potrebbe piacere a coloro che non disdegnano i film horror di serie B e che hanno dimestichezza con i libri di Stephen King.

Infine, la conclusione è abbastanza carina, si tratta di 30 secondi o poco più, quindi non me la sento di consigliarlo, ma dopo tutto You Can’t Kill Stephen King non dura più di 70 minuti, sicché il tempo rubato alle vostre vite, seppur ingiustificato, non è poi molto.

VOTO: 412

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