RECENSIONE BIG BAD WOLVES: Per Tarantino il film dell’anno? Di certo è stato pagato profumatamente per affermare ciò.

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Big Bad Wolves

Anno: 2013

Genere: commedia, crimine, thriller

Regia: Aharon Keshales, Navot Papushado

Cast: Lior Ashkenazi, Rotem Keinan, Tzahi Grad

Nelle sale italiane: boh, ma dopo le parole di Quentin figurati se non arriva…

Trailer ENG

Budget e Box Office

Non si conosce il budget e gli incassi, in Israele sono stati di circa 33 mila $.

Recensione e Trama

Se sono venuto a conoscenza di questo film è solo perché Tarantino l’ha definito il miglior film dell’anno (come ovviamente è ben sbandierato sulla locandina del film stesso), e leggendo qualche recensione in giro, c’è addirittura chi è pronto a scommettere che Big Bad Wolves diventerà ben presto un cult movie.

Ora io vorrei dirvi emozionato che sono d’accordo, che si tratta di un capolavoro, che sentiremo ancora parlare di questo duo di registi, e che Tarantino aveva proprio ragione, anzi grazie Quentin per la dritta, sei un grande, mentre le mie conclusioni sono invece le seguenti:

1 Coglione io che ancora dò retta a queste cazzate

2 Tarantino deve per forza essere stato pagato, e anche molto, per fare certe dichiarazioni, oppure anche lui ha perso la ragione

3 Se questo diventa un cult movie, io allora sono destinato a essere la prossima Mary Poppins (ma tutto è possibile in questo triste mondo di cerebrolesi, quindi non escludiamo nulla e presto mi comprerò una valigia bella capiente)

Veniamo ora alla trama.

Big Bad Wolves, prodotto e realizzato in Israele, racconta di un insegnante, sospettato di aver torturato, violentato e ucciso diverse bambine.

Un poliziotto è sicuro della sua colpevolezza, pur non potendo provarla, sicché nel tentativo di farlo confessare lo picchia ma senza ottenere risultati, anzi, gli dice proprio male in quanto la scena del pestaggio viene ripresa da un ragazzino e poi messa su internet, così da costargli le dimissioni.

Il padre di una delle vittime, visto il video, è sicuro che l’assassino sia appunto l’insegnante e decide anch’egli di dargli la caccia, e poi sotto tortura farlo confessare, se non altro per sapere dove il pedofilo abbia nascosto la testa della bambina (come potete facilmente evincere il corpo della povera bimba era stato rinvenuto senza testa).

Il poliziotto e il padre vendicatore si uniranno quindi per interrogare e torturare il presunto maniaco, ma con il passare del tempo il poliziotto inizierà a dubitare della colpevolezza (tutta da provare) dell’insegnante, e allora sarà forse troppo tardi per tornare indietro e si apriranno nuovi inquietanti (inquietanti lo aggiungo io per fare scena, ma non è vero 🙂 ) scenari…

Diretto da Aharon Keshales e Navot Papushado, il film offre momenti di tortura (ma niente di che rispetto a quello che si vede in giro de ‘sti tempi) misti ad altri di tenue comicità, grazie a semplici stratagemmi (squilla il telefono mentre il padre della bimba morta è pronto a bruciare con la fiamma ossidrica il maniaco, per esempio), ma anche lì non è che si rida, massimo un sorriso a denti stretti, nulla più.

La regia non è male, e anche il ritmo è decente, e a dirla tutta gli attori sono abbastanza credibili, ma sapete qual’è la verità?

Se Quentin Tarantino non avesse fiatato nessuno avrebbe neanche saputo dell’esistenza di questo film, e tirando le somme, non per essere cattivo,  sarebbe stato forse meglio così.

VOTO: 512

 

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